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Cosa faccio

Consulenza e sostegno psicologico
Psicoterapia ad orientamento costruttivista
"Cambiare è difficile, non cambiare è fatale"
(Fred Allen)

Dopo la laurea, ho svolto il mio tirocinio formativo presso il Servizio di Tutela dei Minori del Consultorio Familiare di Trescore Balneario (BG) e il Servizio per le Dipendenze di Martinengo (BG), potendo così sostenere e superare l'Esame di Stato e iscrivermi all'Albo Professionale degli Psicologi della Lombardia nel 2006 (n. 03/9439).

 

Dal marzo dello stesso anno ho iniziato a lavorare come Psicologo libero professionista.

 

Nel frattempo, mi sono iscritto alla scuola di specializzazione quadriennale in psicoterapia "Institute of Constructivist Psychology" di Padova, conseguendo il relativo diploma nel 2010, con il punteggio di 100/100 e l'idoneità alla pratica psicoterapeutica da parte dell'Ordine degli Psicologi.

 

Durante i quattro anni della scuola, mentre proseguivo la mia attività privata anche come "psicoterapeuta in formazione", ho svolto il mio tirocinio pratico presso la Seconda Unità di Psichiatria dell'Azienda Ospedaliera "Ospedali Riuniti di Bergamo" (oggi Azienda Ospedaliera "Papa Giovanni XXIII"), operando sia in reparto (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) che a livello ambulatoriale (presso il Centro Psico Sociale e l'annesso Centro Diurno).

 

Attualmente proseguo ancora la strada intrapresa dal 2006, ossia l'attività clinica libero-professionale come psicologo e, soprattutto, come psicoterapeuta ad orientamento costruttivista, la mia vera passione.

 

La mia pratica è rivolta prevalentemente a persone adulte a partire dai 18 anni, e consiste in sedute individuali, di coppia o familiari.

 

Gli AMBITI e le TEMATICHE di cui mi occupo sono:

 

  • disturbi d’ansia (ansia generalizzata, attacchi di panico, ossessioni e compulsioni, ecc.)

 

  • stati depressivi

 

  • condizioni di stress

 

  • problemi relazionali: difficoltà di comunicazione, problemi di coppia o familiari, rapporti di lavoro insoddisfacenti, eccessiva timidezza, difficoltà nella gestione della rabbia, ecc.

 

  • dipendenza affettiva

 

  • dipendenza da alcool, sostanze stupefacenti e gioco d'azzardo

 

  • situazioni legate ad eventi psicologicamente traumatici: es. lutto, malattie, incidenti, invalidità, ecc.

 

  • crisi legate a particolari eventi o periodi della vita: maternità-paternità, cambio di lavoro, trasferimenti, separazioni, invecchiamento, ecc.

 

  • crisi esistenziale/crisi di senso rispetto alla propria vita o alle proprie scelte

 

  • condizioni di scarsa autostima  e scarsa assertività

 

  • senso di insicurezza personale

  • scarsa accettazione di sé

Come

La PCP di George A. Kelly
"Chi conosce tutte le risposte, non si è fatto tutte le domande" (Confucio)
"Se non sai cosa c'é che non va in una persona, chiediglielo, te lo può dire" (G.A. Kelly)

 

 

Come già accennato, l'approccio teorico e metodologico da me adottato è di tipo "costruttivista", più precisamente un approccio che esalta la componente "narrativa ed ermeneutica" (rispetto a quella più strettamente "cognitiva") della "Psicologia dei Costrutti Personali (PCP)" di George A. Kelly (1955).

 

Cosa significa tutto questo in poche e semplici parole?

 

Prima di tutto, significa che l'accento è posto su una caratteristica fondamentale dell'essere umano, così come visto da Kelly, ossia: la sua capacità di costruire la propria "realtà" e di farlo in maniera intimamente ed essenzialmente "personale" (da cui, appunto, l'espressione "costrutti personali").

 

Ciò, poi, per implicazione, significa che la "realtà" che prende vita attraverso tali costrutti personali non sia tanto da intendersi come una realtà "di fatti" e "di fatto", ma primariamente come una "realtà di senso", una "realtà di significato" (narrativa ed ermeneutica quindi). Come piace sintetizzare a me, cioè, siamo dentro una condizione nella quale diventa fondamentale: "il senso di qualcosa per qualcuno"; perchè non solo la stessa cosa può avere un senso diverso per persone diverse, ma anche la stessa persona può "costruire" diversamente il senso per lei di quella cosa in momenti e situazioni diverse della sua vita, della sua esistenza.

 

Ecco allora che tutto ciò (un approccio costruttivista di tipo narrativo ed ermeneutico) significa anche - e in maniera imprescindibile -, che il "maggior esperto" di se stesso non può che essere l'individuo stesso, la persona che ha costruito, costruisce e costruirà i suoi significati, la sua 'realtà', anche nella stanza della terapia.

 

Ne deriva che lo psicoterapeuta costruttivista dovrà, non solo rispettare questa fondamentale "gerarchia di esperienza" che vede la persona sempre un passo avanti a lui, ma anche e soprattutto saperla utilizzare al meglio nel suo lavoro d'aiuto insieme a lei.

 

Infatti, se è vero che la persona è la massima esperta di se stessa, è altrettanto plausibile riconoscere che il terapeuta ha un bagaglio di conoscenze, tecniche, metodi e strategie in grado di favorire che tale fondamentale risorsa dell'individuo sia messa a buon frutto nel loro lavoro condiviso: prima dentro il contesto "protetto" della relazione terapeutica e poi là fuori, "nel mondo della vita".

 

Il lavoro terapeutico potrà così, auspicabilmente, portare all'apertura di nuovi scenari, alzare alternativi sipari di senso, spesso inaspettati e più proficui per la persona, ma sempre e soltanto fatti di vie e copioni per lei percorribili ed interpretabili, mai "calati dall'alto", ossia appartenenti più alla buona speranza (o alla cattiva impazienza) del terapeuta, che alla genuina e "incarnata identità" del cliente-paziente.

 

Questo è ciò che quotidianamente, con onestà intellettuale, umiltà e la professionalità che mi è stata insegnata (e per questo ringrazio sentitamente i miei "maestri" che mai hanno voluto essere etichettati come tali, il Dott. Massimo Giliberto in special modo), cerco di fare con le persone che a me si rivolgono per un aiuto. A volte il percorso è più scorrevole, lineare e immediato; altre volte richiede tempi più dilatati, con andate e ritorni che spesso assomigliano a veri e propri smarrimenti, ma in ogni caso, per me è sempre un onore quando una persona si apre a me, uno sconosciuto, per farmi dono della cosa più preziosa che credo abbia: la sua intima unicità di "costruttore di significati personali", il suo essere ciò che è nel modo in cui può esserlo.

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